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Insegnare a parlare ad un bambino usando giochi e tecnologia

Imparare a parlare è una fase naturale dello sviluppo del bambino, che si svolge in modo analogo per tutti i bambini del mondo, indipendentemente dalla lingua parlata dalla loro famiglia. Lo sviluppo del linguaggio ha tre fasi: nella prima fase il neonato impara a riconoscere e a replicare i suoni. All’inizio un neonato è in grado di replicare tutti i 150 suoni presenti in tutte le lingue del mondo, ma ben presto impara a riconoscere e replicare i fonemi (ovvero i suoni) presenti nella sua lingua madre. Ad esempio, la lingua italiana ha circa 45 fonemi diversi; questo è il motivo per cui nelle famiglie in cui i genitori parlano due lingue diverse è opportuno iniziare a parlarle con il piccolo fin dalla nascita, in modo che possa fin da subito imparare a riconoscere e replicare i fonemi delle due lingue. Questo fenomeno viene chiamato “consapevolezza fonemica”.

Nella seconda fase invece il bambino impara a mettere insieme i fonemi per formare le parole; ad esempio impara l’ordine dei fonemi che compongono la parola “mamma”. In realtà le strutture che vengono apprese dai bambini non sono esattamente le parole, ma i morfemi, ovvero dei suoni che hanno un significato. Nella terza fase, infine, i bambini imparano a mettere insieme le parole nel giusto ordine per formare una frase. Questa è inoltre la fase in cui i bambini imparano la differenza tra ciò che è corretto dal punto di vista grammaticale e ciò che ha realmente un significato nella lingua. Ad esempio, il bambino capirà che la frase “’l’acqua asciutta dorme furiosamente” non ha senso, pur essendo grammaticamente corretta, perché l’acqua non può essere asciutta e né tantomeno può dormire.

Affinché queste tre fasi dello sviluppo del linguaggio si verifichino nel modo corretto, è fondamentale che il bambino sia esposto al linguaggio. Ciò significa che è importante parlare al bambino, leggendo storie o semplicemente chiacchierando con lui, e che nel farlo è importante utilizzare termini corretti e una grammatica corretta, evitando di utilizzare vezzeggiativi per le parole più comuni o un linguaggio eccessivamente semplificato. Dopotutto, i bambini imparano dal mondo che li circonda, quindi dobbiamo fare in modo che il loro mondo sia il più ricco e variegato possibile.

Per quanto invece riguarda le tempistiche, esse variano da bambino a bambino, ma in genere seguono questo schema: a partire dalla nascita il bambino impara a riconoscere il ritmo del linguaggio, imparando intorno ai quattro mesi a distinguere il linguaggio dagli altri rumori. Intorno ai sei mesi il bambino inizia a vocalizzare, facendo suoni diversi e iniziando così ad imparare il linguaggio. A otto mesi il bambino inizia a distinguere le parole, anche se non ne capisce il significato; dai dodici ai diciotto mesi iniziano ad apprendere sempre più parole, costruendo un vocabolario sempre più ricco e imparando a distinguere verbi e nomi. Intorno ai 24 mesi le loro frasi diventano sempre più complesse, e a 36 mesi sono in grado di esprimersi in modo semplice ma grammaticalmente corretto.

La tecnologia e i giochi per bambini ci vengono incontro facilitando la memorizzazione grazie alla parte ludica che incentiva il bimbo a ripetere e immagazzinare nuovi suoni e parole più complesse.

Oltre ai tablet colorati da usare con moderazione, negli anni successivi sarà importante concentrarsi su giocattoli e giochi illustrativi o giochi didattici di parole per allenare il cervello e ricordare il significato di alcuni sostantivi.

Lo sviluppo della lingua continua nel tempo; in genere, l’uso della lingua inizia ad avvicinarsi a quello di un adulto intorno agli 11 anni, quando il bambino inizia a utilizzare parole e costruzioni grammaticali sempre più complesse.

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